Ridursi all’ultimo minuto

La pianificazione del lavoro è essenziale per garantirne la qualità. Funziona così nell’ingegneria spaziale (?) e, da quel che posso capire, funziona così pure nella scrittura. Conosco molti che si sono dilettati con le storie brevi, i racconti, e avrebbero desiderato più di ogni altra cosa scrivere un romanzo. È un desiderio legittimo, una soddisfazione che chiunque si può prendere anche senza farsi tante menate sulla pubblicazione, l’editoria e tutto il resto del baraccone. Il problema principale però è che se per un racconto è necessaria una pianificazione minima dei contenuti, delle forme, dei metodi e delle tempistiche di lavorazione, per un romanzo tutti questi aspetti diventano molto importanti. Trascurarli o lasciarli al caso significa rischiare di bloccarsi sul più bello.
Amici scrittori, scriventi e scribacchini, voi come vi regolate?
Se vi va, svelate i vostri trucchi!

Spaghetti, mandolino, mafia, mamma

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L’Italia, cosi come quasi tutti i Paesi del mondo, non sfugge agli stereotipi. Quelli che ci affibbiano all’estero non sempre sono lusinghieri, qualcuno all’apparenza sì. Per esempio, l’idea che l’Italia sia quella scenografia che si vede nella “Dolce Vita” di Fellini ha fruttato ai nostri connazionali che operano nel turismo un bel po’ di soldi. Va bene, ci mancherebbe altro, con il patrimonio artistico che possediamo saremmo scemi a non sfruttarlo. Però il guaio degli stereotipi è che sono recinti, e il recinto nel quale il mondo pretende che stiano gli italiani alla lunga stufa. Anzi, diciamola tutta, è frustrante. Così nascono quei preconcetti, che trovano facile sponda anche tra i nostri connazionali che prendono le decisioni, che gli italiani non siano adatti a fare certe cose, che non siano in grado di competere alla pari con tutti gli altri abitanti del pianeta su certi campi. Perché? Succede quando si confonde la rappresentazione stereotipa della realtà con la realtà (sempre ammesso che la realtà esista…).

Incipit abortiti

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Sono pigro, ogni tanto comincio una storia e poi la pianto in asso perché mi rendo conto che mi richiederà troppo tempo, energia oppure che fa semplicemente schifo (sotto categoria “non so se voglio rimanere nel realistico, oppure fare qualcosa di fantastico, nel frattempo mi bevo un caffè”). Eccovi un esempio di incipit abortito, non escludo in futuro di infliggervene altri:

Lui è convinto che ci sia sempre un movente, una motivazione a qualsiasi omicidio. Io no. Io uccido e non so perché lo faccio. O meglio: conosco la motivazione razionale di quel che faccio (mi devo nutrire), ma so che non è la sola e nemmeno la principale ragione per cui uccido. Ma l’eternità è un sacco di tempo e ci si annoia facilmente. Per questo di notte lo seguo per le strade di Parigi in questo gioco che lui prende molto sul serio….

La musica è finita, gli amici se ne vanno

Google Trend valuta le ricerche su un determinato argomento fatte con Google, in pratica dice dove tira il vento in Internet. Google Trend segna un netto calo di interesse verso i blog letterari che trattano fantasy, fantascienza e narrativa di genere fantastico in generale. Per esempio la ricerca “fantasy magazine” in Italia si è ridotta di 5 volte dal 2004 ad oggi. Questa, dal mio punto di vista, è una brutta notizia. La buona notizia invece, sempre dal mio punto di vista, è che questo drastico calo di interesse riguarda anche i blog che trattano l’argomento “narrativa fantastica” con toni aggressivi e spesso offensivi verso gli autori (e non solo). Interesse tiepido dei lettori verso il genere fantastico, oppure verso chi scrive sul genere fantastico?