1 settimana fa / 2798 notes
Mucchio d’ossa e buone vacanze!

È arrivato il momento di congedarsi (si fa per dire, chi vuole sa che mi può trovare sempre nel solito modo), ci lasciamo con l’ultimo estratto che è tratto da Mucchio d’ossa di Stephen King. King l’ho scoperto di recente e, come tutti i neofiti, ne sono entusiasta, devo ringraziare di questa bella scoperta Lara Manni, è stata lei a suggerirmi la lettura di Mucchi d’ossa e aveva ragione, è proprio un gran bel libro:

In un giorno caldissimo dell’agosto 1994, mia moglie mi disse che scendeva al Rite Aid di Derry a prendere una ricarica per il suo inalatore perché la sua era esaurita; un farmaco prescrittole dal medico, che credo oggigiorno si venda senza ricetta. Io per quella giornata avevo finito di scrivere e mi offrii di assumermi l’incombenza. Lei mi ringraziò, ma voleva comprare del pesce al supermercato lì accanto; due piccioni con una fava e compagnia bella. Mi soffiò un bacio dal palmo della mano e uscì. La rividi in TV. È così che si identificano i morti qui a Derry, non si percorre un corridoio sotterraneo di piastrelle verdi sotto lunghi tubi fosforescenti, non ti tirano fuori un cadavere nudo da una cella frigorifera. SI entra in un ufficio con la scritta PRIVATO, si guarda uno schermo TV e si dice sì o no.

E aggiungo pure un regalo personale, una citazione dal Macbeth di Shakespeare che per me ha un significato particolare. Ecco Shakespeare lo consiglio sempre a prescindere, per qualsiasi evenienza è sempre utile:

Più tardi doveva morire: nel tempo
adatto a dire una tale parola.
Domani e poi domani e poi domani,
striscia di giorno in giorno a passi corti
verso la zeta del tempo prescritto;
e tutti i nostri ieri hanno rischiarato
a degli sciocchi il sentiero polveroso
che conduce alla morte. Via, consumati,
corta candela! la vita è soltanto
un’ombra errante, un guitto che in scena
s’agita un’ora pavoneggiandosi, e poi
tace per sempre: una storia narrata
da un idiota, colma di suoni e di furia,
senza significato.

Buone vacanze a tutti, quelli che le fanno e quelli che le rimandano all’anno prossimo!

1 settimana fa / 1 notes
Oggi tocca a Dune

Il secondo estratto, e secondo consiglio di lettura estivo, è tratto da Dune di Frank Herbert:

Paul si immobilizzò nella sua visione interiore, in mezzo al tempo che si dilatava nella sua strana dimensione, un vortice stabile e tuttavia tumultuoso, stretto e nel medesimo istante proiettato a raccogliere mondi ed energie innumerevoli: una corda tesa, sulla quale lui doveva procedere, oscillante come un’altalena.
Da un lato, vedeva l’Impero, un Harkonnene chiamato Feyd-Rautha che lo minacciava come una lama mortale, i Sardaukar che si rovesciavano fuori dal loro pianeta per riprendere il massacro su Arrakis, la Gilda che complottava e tacitamente approvava, il Bene Gesserit col suo piano di selezione genetica. SI ammassavano tutti sull’orizzonte, trattenuti soltanto dai Fremen e dal loro Muad’Dib: il gigante Fremen ancora dormiente in attesa della selvaggia crociata che avrebbe devastato l’universo.

2 settimane fa / 1 notes
Tre giorni alla chiusura estiva

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Ho deciso di chiudere la baracca per l’estate, il 5 di giugno pubblicherò l’ultimo post e poi ci si rilegge il 9 di settembre. Ho deciso che seguirò il calendario delle scuole, all’insegna di un blog sostenibile e adatto ai tempi del cazzeggio di noi esseri umani. Ah, ah, bella scusa, eh? Da qui alla chiusura vi beccate 3 estratti da libri che vi consiglio di leggere per l’estate, il primo è tratto da Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides:

Cecilia strattonò i braccialetti e il nastro adesivo si staccò. Poi rimase immobile. La signora Lisbon disse: «D’accordo, va’ pure di sopra. Ci divertiremo senza di te». Ottenuto il permesso, Cecilia si diresse verso la scala. Si muoveva senza alzare lo sguardo dal pavimento, immersa in una dimensione di oblio tutta sua, gli occhi color girasole fissi su ciò che le amareggiava la vita, ciò che non avremmo mai compreso. Salì i gradini che portavano in cucina, si chiuse la porta alle spalle e proseguì lungo il corridoio del pianterreno. I passi riecheggiavano proprio sopra di noi. A metà scala che conduceva al primo piano il suono si interruppe, ma passarono trenta secondi prima che si udisse il rumore acquoso del corpo che cadeva sulla cancellata della recinzione. All’inizio fu un sibilo di vento, una raffica che, come concludemmo in seguito, doveva essere stata l’aria che gonfiava l’abito da sposa. Fu solo un attimo: un corpo umano non ci mette molto a cadere. Il nocciolo della questione era tutto qui: una persona che si trasformava in un concentrato di proprietà fisiche e veniva giù come un sasso. Poco importava se durante la caduta nel suo cervello continuavano a lampeggiare immagini, se si era pentita di quell’atto, o se aveva avuto il tempo di mettere a fuoco le punte della cancellata protese verso di lei. Di fronte a quella realtà la sua mente non esisteva più.

Ah, dimenticavo, cosa mi consigliate di leggere questa estate?

2 settimane fa / 1 notes
artmonia:

Twilight by Kaori Sakai
Watercolor
2 settimane fa / 246 notes
Perché sempre ragazzini?

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Qualche giorno fa Lucio D’Auria, critico cinematografico del quotidiano Il Cittadino di Lodi, dovendo scrivere della riedizione di Akira al cinema mi ha fatto una domanda molto semplice e diretta alla quale non ho saputo rispondere: perché, negli anime e nei manga giapponesi, i protagonisti sono spesso ragazzini se non bambini?
Non ne ho idea, me lo sono domandato tante volte anche io e non ho mai trovato una risposta soddisfacente. Però forse qualcuno, più esperto di me, può rispondere al posto mio.
Suggerimenti?

La prima risposta arriva sul mio profilo Facebook da Eleonora C. Caruso, autrice di Comunque vada non importa (Indiana editore):

Beh, dipende dai generi X’D nelle commedie scolastiche, sono ragazzini per forza. Se andiamo nello specifico del genere apocalittico ogni serie ha il suo perché concreto, ma in generale è simbolico: il futuro e quindi il compito di creare un nuovo mondo sta ai ragazzi, non agli adulti.

Grazie!

2 settimane fa / 1 notes
2 settimane fa / 1779 notes
Piatta è meglio

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Perdonate il titolo infame, ma attirare la vostra attenzione su questioni di graphic design non è semplice. L’Internazionale del 3 di Maggio racconta la svolta del graphic design americano verso il minimalismo (o flat design, come lo chiamano loro). Tutto parte inaspettatamente da Microsoft che ha adottato questo tipo di design grafico per le sue nuove interfacce utente, un design che pone l’accento sui contenuti organizzati solo attravarso due elementi: la tipografia e le forme primarie (quadrato, cerchio, triangolo). A partire dagli anni 80 la grafica ci aveva abituato a tutt’altro, all’imitazione grafica sempre più perfetta della realtà, all’illustrazione iperrealista e via dicendo. I tecnici chiamano questo approccio al design “scheumorfismo” e, come avrete certamente notato, è un tipo di grafica che richiama l’attenzione su se stessa più che sui contenuti. L’editoria italiana ha cavalcato la moda dello scheumorfismo regalandoci (pochi) libri dalle copertine gradevoli e azzeccate, e (tanti) libri dalla copertine pacchiane, pesanti e ridondanti (soprattuto i libri di genere…). Nei secondo caso lo scheumorfismo era indispensabile per attrarre il lettore (cliente?) e mascherare la pochezza dei contenuti. Oggi, in tempi di crisi, si torna al vecchio adagio “prima i contenuti”? I libri non son più solo oggetti stampati su carta, finiscono in formato digitale su una miriade di prodotti elettronici e spesso ci finiscono attraverso Internet. La regola generale su Internet è: deve succedere tutto in fretta, il prima possibile, meglio se è già successo. E il minimalismo, per definizione “essenziale”, in questo senso sarebbe la manna dal cielo per molti editori. Certo, per focalizzare l’attenzione sui contenuti prima di tutto servono contenuti di qualità molto alta. Al momento, che io sappia, solo un editore in Italia (Meridiano Zero) ha intuito l’inversione di tendenza. Gli altri che faranno?

2 settimane fa / 0 notes
Anche quest’anno si è conclusa la Sticcon, convention annuale di appassionati di Star Trek e Fantascienza in generale. La prima dopo la scomparsa di Alberto Lisiero, fondatore dello Star Trek Italian Club e forse (a quanto leggo in Internet) anche per questo motivo, molto sentita da tutti i partecipanti. Come più volte mi è capitato di dire in passato, l’appuntamento con la Sticcon è fondamentale per chiunque sia interessato (a vario titolo) alla fantascienza in generale e a quella italiana in particolare. Diciamo che è l’equivalente per la Fantascienza di quello che è la Mostra del Cinema di Venezia  per il Cinema, solo che è molto più divertente. Inoltre è impedibile per molti motivi, il principale è l’atmosfera che regna alla convention: positiva a amichevole, rilassante, rigenerante, in puro stile Star Trek. Quest’anno Niccolò era troppo piccolo e io e Laura abbiamo saltato l’appuntamento, ma di sicuro non ci lasceremo scappare la Sticcon 2014. Quindi, per chi ci sarà, ci vedremo l’anno prossimo a Bellaria! 2 settimane fa / 1 notes
Sbagliano e sanno di sbagliare

Ieri, oltre alle elezioni amministrative in molti comuni italiani (compreso il mio), c’era in Parlamento una seduta destinata a recepire la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. L’aula è vuota. I parlamentari sono altrove e questo spiega molte cose. Spiega il senso comune della fine dello Stato che è fatto per la maggior parte da rappresentanti indegni, e per il resto da rappresentanti incapaci di imporsi. L’astensione alle elezioni è stata molto alta, è un segnale che in altri tempi avrei considerato preoccupante, oggi mi sembra del tutto normale. E’ impossibile non interrogarsi sul dovere del voto quando si diffonde l’idea che, a prescindere da quello che sarà il risultato delle elezioni, comunque una classe di persone che si è collocata al di sopra del popolo deciderà come gli pare con accordi, inciuci, alleanze, rimpasti e tecnicismi, cosa ne sarà dell’Italia. A questa nuova aristocrazia politica dei problemi concreti del popolo non frega niente. Si parla di femminicidio in Parlamento? Chi se ne frega, vado a vedere come è andato mio cucino alle comunali di Roma. E allora che altro dire? Benvenuta Anarchia.

3 settimane fa / 0 notes
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andreacattaneo
Ars Goetia
Appunti sparsi di Andrea Cattaneo...
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